Ultimo imperatore

OPERAZIONE “ULTIMO IMPERATORE”
La DIA, nel luglio 2005, ha disarticolato un’organizzazione criminale, composta anche da cittadini cinesi, dedita al riciclaggio di ingentissime somme di denaro provento di contrabbando nel mercato U.E. e di altri gravi reati. I ricavi venivano trasferiti in Cina o investiti in Italia, mediante l’acquisto di immobili a Roma.
In particolare, l’indagine ha permesso al Centro Operativo di Roma di eseguire, in data 1 luglio 2005, 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti soggetti, alcuni dei quali di nazionalità cinese, sospettati di appartenere ad una associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo dell’attività finanziaria ed al riciclaggio di ingentissime somme di denaro provento di attività delittuose, nel caso di specie ricollegabili alla introduzione in contrabbando di merci nel mercato dell’U.E., alla commercializzazione di beni con marchi contraffatti, al falso documentale ed alla evasione fiscale.
Sono state, inoltre, effettuate perquisizioni all’interno di magazzini di stoccaggio di merce cinese d’importazione e sedi dell’Istituto bancario utilizzato per i trasferimenti illegali, sequestrati numerosi rapporti bancari, tonnellate di merce contraffatta, importata clandestinamente, nonché circa 500.000 Euro in contanti.
L’organizzazione criminale era dedita all’immissione sul mercato nazionale di merce munita di documentazione d’origine e circolazione falsificata, allo scopo di eludere i vincoli di legge inerenti al contingentamento di merce di importazione in vigore nel mercato dell’Unione Europea e alla commercializzazione degli stessi in evasione d’imposta.
I rilevanti guadagni generati da questa sorta di economia sommersa venivano poi veicolati, attraverso una società fiduciaria priva di qualsivoglia requisito di legge per esercitare attività di natura finanziaria, in conti accesi presso un Istituto bancario di riferimento e quindi reimmessi nella Repubblica Popolare Cinese tramite il circuito interazionale denominato “swift”.
Nel volgere di poco più di un anno e mezzo è stato rilevato un flusso di oltre 95 milioni di Euro che, affidati in contanti alla succitata fiduciaria, si trasformavano in saldi attivi di conto corrente presso le banche di riferimento operanti nella Cina Popolare.
Parte di questi proventi delittuosi veniva utilizzata per acquistare immobili di pregio nel centro di Roma, nonché capannoni ad uso industriale e commerciale.
Le complesse indagini, anche di natura tecnica, coordinate dalla Procura Antimafia della Capitale, hanno permesso di individuare i clienti cinesi che, tra l’altro, delegavano la tenuta della loro contabilità ad una società di consulenza la quale, oltre a alterare bilanci e i documenti di pagamento, provvedeva a far ottenere falsi permessi di soggiorno mediante la contraffazione della documentazione necessaria per il loro rilascio.
Di rilievo la funzione svolta da una società fiduciaria, con sede a Roma, che consentiva di celare l’identità dei suoi clienti rendendo possibile il travaso di enormi fondi senza destare sospetti.
La stessa inchiesta ha altresì permesso di stabilire che il grosso delle merci indebitamente introdotte tramite i porti italiani veniva poi commercializzato su tutto il territorio dell’Unione Europea in evasione dei diritti doganali.
Infine, è stato individuato un secondo canale di riciclaggio, imperniato sull’ottenimento di mutui e finanziamenti concessi sulla base di garanzie fornite dalla società fiduciaria e di documentazione contraffatta recante dati fiscali e patrimoniali dei richiedenti non rispondenti al vero. Il denaro così ottenuto è stato investito in immobili civili e commerciali ubicati nel territorio italiano.